Luigi Einaudi

L’impronta etica del fondatore.

Racconta lo scrittore Ennio Flaiano, ospite del Presidente a una cena ufficiale nei primi anni Cinquanta.

Alla fine di una cena al Quirinale il maggiordomo recò un enorme vassoio, con delle pere molto grandi. Luigi Einaudi guardò un po’ sorpreso, poi sospirò. Io, disse, prenderei una pera ma sono troppo grandi, c’è nessuno che vuole dividerne una con me?
Tutti avvertimmo un attimo di sgomento e guardammo istintivamente il maggiordomo: era diventato rosso fiamma…
Tuttavia lo battei di volata: io, presidente…
Il presidente tagliò la pera, il maggiordomo ne mise la metà su un piatto e me la posò davanti come se contenesse la metà della testa di Giovanni Battista.

Bastano poche righe per tratteggiare la figura di Luigi Einaudi, storico fondatore dell’azienda vinicola che porta il suo nome, nonché primo Presidente della Repubblica democraticamente eletto.

In quel frutto tagliato a metà c’erano il pragmatismo, la sobrietà e la parsimonia piemontese, l’attaccamento alle proprie origine contadine che lo distinsero per tutta la vita.

Ma Einaudi era anche economista: quando nel 1909, giovane e senza mezzi, acquistò il primo podere in San Giacomo a Dogliani, non fu solo nostalgia per il passato e le proprie origini.
Era convinto che l’agricoltura avrebbe portato il Piemonte fuori dalla crisi di quegli anni.
Rilanciare e far crescere il territorio delle Langhe avrebbe migliorato la vita delle persone che lo abitavano.

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